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I Celti (poemetto)



Sognano i Celti pecore a pila?
Sognano negri in mano alla pula?
Sognano di imbracciare la pala?
Del bene e il male morder la mela?
Un fisco che un po' meno li pela?
Tengono i Celti pecore in sala?

Eppure tu non li hai scelti, i Celti
Ma te li trovi nell'acqua sciolti,
nei saltimbocca per bene avvolti,
nell'insalata, sebbene incolti
I Celti spuntan sempre più folti
Ieri eran semi, oggi raccolti.

E' vero, i Celti non sono colti

Lo si intuisce dai loro volti

(e sorvoliamo sui loro culti)

Lo si sospetta dai loro voti:

metton la croce sui Bossi e i Coti (*)

Han gote e visi da Visigoti

Lo so, che i Celti appaiono stolti

Mangian patate dei loro orti

Anche se lunghi li trovi corti

Per quanto dritti sembrano storti

Nascon normali e li credi aborti

Sono ben vivi e li dai per morti

I Celti gridano spesso “Pota!”

Votano Cota, votan la trota

Ogni cultura per loro è ignota

Ogni battuta gli riesce idiota

Non gl'interessa entrare nel Gotha

E sopra l'arte gettano mota.

Eppure i Celti sono assai scaltri

Non si riposano sotto le coltri

Non stanno lì a lucidare peltri

Non perdon tempo a sfottere Feltri

o a vezzeggiare micetti e veltri

Vincono loro, perdono gli altri

(*) lic. poet. 192056 Aut. Min. Conc.



da:
Dust, "I Celti - poemetto",  30-31 marzo 2010

Pubblicato il 31/3/2010 alle 17.59 nella rubrica StupidItalia.

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