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conati di lucidità, rigurgiti di resistenza
La democrazia ai tempi del cilicio
post pubblicato in ventisettembre, il 17 ottobre 2009
 

Un'immagine ravvicinata della senatrice Binetti

di Luigi Corvaglia

Aridatece la Diccì! Si, proprio la Democrazia Cristiana alla quale i pretonzoli di paese indirizzavano i voti delle beghine in quanto, così dicevano, nel segreto dell’urna, “Dio ti vede, Stalin no”. Con la minaccia del gulag eterno, i nerovestiti sponsorizzavano, fra i due, quello più efficace nel controllo totalitario. Il clientelismo faceva il resto. Ma allora, perché rimpiangere il maggior responsabile della cancrena italiota? Forse un rigurgito di cattolicesimo? No. Nostalgia di laicità. Già, perché, se i preti volevano farsi partito, il partito non si fece mai prete. Mafioso, magari, si, ma prete mai. Al limite, chierichetto. Insomma, una come la senatrice Binetti, nel partito di Moro sarebbe stata scomoda più che nell’odierno PD. Eh, ma Franceschini ci è andato duro, eh, capperi, se ci è andato duro! Pensate che è arrivato a dire, dopo che la casta senatrice ha votato con la destra per affossare la legge sull’omofobia, che la permanenza della numeraria dell’ Opus Dei nelle fila del partito della “sinistra” è un “signor problema”. Doveva essere proprio arrabbiato per palesare un simile turpiloquio da scaricatore di porto ma, con tale uscita dai gangheri, più che sottolineare la subita ferita ad una supposta laicità che animerebbe l’ armata Brancaleone che chiamano Partito Democratico, ha reso chiaro anche ai non ancora avveduti che il signor problema è il Partito Democratico. Se il segretario del più grande partito della sinistra, infatti, si accorge solo ora dell’antimodernismo della sua sodale, che almeno ha il raro pregio della coerenza intellettuale, credo che ad aver bisogno di una registratina e di un controllo ai livelli siano proprio lui e il Partito Democratico. Bene ha detto la senatrice: credevano fossi una zapatera? Lo sapevano che porto il cilicio . Ha ragione la Binetti. Era, infatti, il 2007 quando provocò un polverone niente male affermando che l’omosessualiatà è una devianza e che la scomparsa della pederastia delle sindromi psichiatriche riconosciute è frutto della “lobby gay” (Opus Gay?). Affermazione resa ancora più grave dal fatto che la bianca signora delle penitenze è psichiatra. Ed era solo l’anno dopo quando equiparava l’omosessualità alla pedofilia.
Simile cristiana attenzione alla malattia e disprezzo per la scelta individuale (quella che ora rivendica come “libertà di opinione” ) la senatrice ha sempre dimostrato anche a proposito del testamento biologico da prima della faccenda Englaro.
E questi se ne rendono conto solo ora? Cosa si aspettavano da una signora che, come la stessa interessata ha rammentato in questi giorni, porta quotidianamente il cilicio, una sorta di grepieure rivista da Von Masoch in metallo uncinato che affonda nelle carni per offrire le sue sofferenze a Dio, pur se tale pratica è condannata dal catechismo della Chiesa cattolica (cf n. 364 e n. 2281) ? Insomma, per ora, Binetti 1, PD 0.
Ma passiamo allo specifico della legge sull’omofobia affondata giorni fa. Era una buona legge? Comincio col dire che, personalmente, non ho simpatia alcuna per la pratica di legiferare su ogni aspetto della umana esistenza, ma non voglio che tale idiosincrasia influenzi un discorso la cui logica, io credo, funziona da sé. Ecco il discorso: innanzitutto, a livello specifico, questa supposta legge di tutela naviga sull’onda della montante pratica della istituzione delle categorie protette. Tale pratica non fa altro che alimentare disparità e, quindi, nuove categorie in cerca di protezione. Ad esempio, gli stilisti eterosessuali potrebbero chiedere un giorno un’aggravante di eterofobia per le discriminazioni o il mobbing ai loro danni nel mondo del fashion. Come al solito, le astrazioni sociali si mangiano gli individui e tutti vogliono essere più uguali degli altri. Ma la vera falla è a livello più alto e generale. Infatti, quella proposta è una di quelle leggi che prevedono di risolvere un problema culturale con la repressione e, con la sua logica del “chiamo mio fratello maggiore”, va a sottoscrivere il famigerato e fascistissimo “pacchetto sicurezza”. Come ha notato l’organizzazione omosessuale “facciamo breccia”, questa legge si propone di picchiare il picchiatore, non di posare le mazze. Il solito cortocircuito del “ti risolvo la cosa con una leggina”. Due a zero per la Binetti? No. Perché il più grave cortocircuito logico è tutto nella sua bianca testa. Infatti, se l’omosessuale è malato, proprio lei che è medico e psichiatra, oltre che cristiana oltre modo e misura, dovrebbe essere la prima a preoccuparsi della sua tutela. O non funziona così? Lo scontro, insomma, si risolve in quello fra tutori di sani e abbandonatori di malati. Chierichetti apprendisti di democrazia e vescovi dell'intolleranza. Un signor problema.


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permalink | inviato da tarantula il 17/10/2009 alle 10:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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