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conati di lucidità, rigurgiti di resistenza
Mamma li Svevi!
post pubblicato in StupidItalia, il 4 ottobre 2009

 

di Luigi Corvaglia

Certo che ti fanno fare cose che mai avresti pensato di fare. Cose di cui prima ti saresti vergognato. Il fatto è che l’intercambiabilità fra faccia e deretano che ormai contraddistingue certo "nordismo" ha effetti che si dipanano lungo l’intera gamma che va dal ridicolo al disgustoso. E’ questo che ti muove a gesti insani e inconsulti. Io, per esempio, libertario e antistatalista, è qualche giorno che simpatizzo per Barbarossa e la sua discendenza. Sono forse impazzito? No. “Voi me provocate e io ve distruggo”, recitava un attore non caro a Bossi. Vedete, quella rozza incultura da bettola valligiana che era inizialmente sbandierata con maschio orgoglio anti-intellettuale dalla Lega Nord ha via via assunto paradossali connotati di supponenza intellettuale che, se indispongono quando ci si trova al cospetto di veri uomini di cultura, ti strappano gli schiaffi dalle mani quando provengono da Borghezio e Calderoli. Ora questi sanno di storia. E pretendono di insegnarcela. Ci stanno già illuminando sul risorgimento in vista del centocinquantenario del prossimo anno, per esempio. Una raggiunta raffinatezza, quella del longobardismo, che si evince dal passaggio dall’entusiasmo per l’esotico Braveheart, il film dell’antisemita e integralista cristiano Mel Gibson sull’eroe dell’irredentismo scozzese contro il potere centrale di Londra ladrona , al compiacimento misurato per l’autarchico Barbarossa finanziato dai soldi pubblici della RAI provenienti dal canone degli italioti, cioè i supposti colonizzatori della supposta nazione padana. Il canone che Lega Nord e PDL invitano a non pagare. In principio, insomma, fu il viso dipinto di un rozzo attore populista, un rozzo film populista, un rozzo politico populista. Andava bene per i celoduristi ruspanti di allora. Oggi, invece, non ci si tinge più la faccia di verde e, per quanto assurdo possa apparire, Borghezio siede a Bruxelles. Oggi quella vera celebrazione della psiche legaiola che è Barbarossa, è una figata di spettacolarità hollywoodiana, un kolossal con tanto di cast internazionale, red carpet, prima alla presenza del premier Silvio Berlusconi, dei ministri della Repubblica (?)Tremonti, Calderoli e Zaia, del sindaco di Milano Moratti, dal presidente di Mediaset Confalonieri, dal vicedirettore della Rai Marano. C’era perfino il siculo-lombardo La Russa, uno che anni fa avrebbe parteggiato per il centralismo barbarossesco. Si tratta della rappresentazione in versione kolossal del mito di Alberto da Giussano, sorta di corazzata potemkin alla polenta e osei. Vuoi mettere la finesse? Certo, è raffinatezza falsa da parvenu, roba da mignolo alzato bevendo alla coppa, se si pensa che appena un mesetto fa il governatore Galan tuonava contro lo spreco di soldi pubblici per Baaria del terrone Tornatore. Ciò a conferma dell’indistinguibilità fra faccia e culo del nordismo incravattato. Falsa raffinatezza di una lobby nordista sine nobilitate, insomma, come testimonia la reazione  alle affermazioni dell'attrice Cecile Cassel. L'interprete della moglie del Barbarossa ha, infatti, affermato che, se avesse saputo delle "finalità politiche" del film lo avrebbe rifiutato. Su Libero, Giorgio Carbone di lei ha scritto:

“non brilla (..) di luce sua. Per brillare di suo, ha dovuto trasferirsi in Italia. (..)Insomma, è un’oca. Un’oca radical chic come la cognata Bellucci (..).

la solita eleganza “stile Libero”, insomma.
Certo è che la finalità politica c’è. E' quella di fondare e infondere; fondare il mito e infondere spirito di "patria".     Il film, in ballo da tempo, infatti, è entrato anche nelle indagini sui rapporti tra Berlusconi e Saccà, ex direttore di RaiFiction, che avrebbe avuto qualche ’sollecitazione’ per sbloccare il progetto da parte di Bossi in persona, il novello Alberto da Giussano. Cioè, il novello nessuno, visto che Alberto da Giussano non è mai esistito!  Ciò che, invece, è certo è che il nipote del Barbarossa, Federico II di Svevia, sovrano di una corte molto più avanzata di qualunque landa lombarda dell’epoca, nello stesso periodo in cui il carroccio difendeva una società feudale, emanava le Costituzioni di Melfi, ponendo, è vero, le basi dello stato unitario moderno, cosa che a ogni federalista libertario, quale io stesso sono,  fa venire l’orticaria, ma ponendo almeno  freno ai privilegi della nobiltà. Ma la storia, oggi, ce la insegnano Bossi, Borghezio e Calderoli, raccontandoci le fole di un eroe inventato come paperink. E si incazzano pure se ancora qualcosa di prodotto a sud del Po pretende di avere visibilità. Ciò è avvenuto, ad esempio, quando il vice ministro alle infrastrutture Castelli -  non un muratore bergamasco, in TV, non al bar - ha lamentato la candidatura di Baaria agli Oscar, quando si aveva a disposizione Barbarossa. Insomma, si, mi vergogno di aver detto del bene della stirpe Sveva, lo ammetto, ma mai quanto mi vergogno di essere “rappresentato” dai suoi odierni detrattori. Roba da sputargli in faccia, solo si capisse qual è.

il trailer è
qui.
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dalla rete:
La Lega arruola i militanti per riempire i cinema (Corriere di Como)
Barbarossa e le bugie di Martinelli (Il Tempo)
L'impostura diventa film (Italia Informazioni)

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